Riflessioni dal confino

 

Da quando musei, teatri, locali, cinema sono chiusi al pubblico, istituzioni, con il loro personale, e artisti, si sono riversati sul web attraverso l’uso massiccio di dirette Facebook e Instagram. Ne ho seguite diverse, i numeri non sono straordinari, anche a causa della proliferazione di questi eventi. Alcune considerazioni: risulta evidente che nessuno è in grado di presentarsi decentemente in queste dirette. Forse, data la voglia di mostrarsi a tutti i costi, di perdere tempo, di non annoiarsi, di far vedere che non è cambiato niente, o altro, si è solo pensato ad apparire in video senza analizzare le modalità che il mezzo offriva. Lo schermo e la ripresa con la telecamera del computer o del telefono cellulare creano delle distorsioni che nessuno sa gestire, cantanti famosi sembrano dei principianti, direttori di museo stagisti, artisti noti comparse. A complicare le cose, le dirette Instagram, le più gettonate, si svolgono con lo schermo diviso in due parti e spesso chi si trova sotto, in genere l’intervistato o l’ospite, viene coperto dai commenti e dalle stringhe di cuoricini multicolori e svolazzanti, i due metodi a disposizione, per chi segue la diretta, di esprimersi (in alcune dirette, dopo qualche settimana questi commenti sono stati bloccati, proprio per evitare quanto ho descritto penalizzante per una delle persone coinvolte). Inoltre, video e sonoro non sono sincronizzati, come avviene nelle dirette televisive, che presentano comunque altrettante e forse peggiori aberrazioni, soprattutto negli esperimenti di coinvolgimento multiplo di partecipanti. Insomma, un fiasco sia dal punto di vista estetico sia in termini di visualizzazioni. Indico, per quanto riguarda i social, due momenti che ho percepito come meno imbarazzanti, quasi accettabili: Damien Hirst che risponde dal suo studio a Stroud alle domande che gli sono state inviate via Instagram e le dirette di Dente, cantautore italiano, che trasmette dalla sua casa a Milano. 

A margine: ma in che case orribili vivono tutti! Sarà colpa della videocamera dei propri PC o delle postazioni del computer o dal luogo dove la ricezione del telefono è migliore, ma l’accozzaglia di oggetti su librerie, scaffali e pareti rende uno spaccato piuttosto piatto e sciatto della vita dei protagonisti della cultura nazionale e internazionale, ma per esteso di quella di tutti noi.  

francesca cattoi

/// La Spezia

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