Riflessioni dal confino #3

 

Per impedire la diffusione del virus, il nostro spazio di azione è stato spostato all’interno delle mura domestiche e il mondo esterno ci è stato precluso per due mesi. Il tempo, per contro, non ci è stato mai tolto, ha continuato a srotolarsi senza sosta. Come al solito.

All’interno dello spazio della nostra casa, la necessità primaria che incontriamo o che abbiamo incontrato, è stato dare un ritmo a questo tempo, che prima veniva scandito dalle incombenze lavorative, scolastiche, sportive, culturali, sociali, che, in genere, si svolgevano fuori casa, dove trascorrevamo principalmente le ore di sonno. Nel periodo di confino, tutto questo si è spostato in casa, per cui il tempo di veglia doveva essere vissuto, come sempre, ma all’interno non all’esterno, aumentando il tempo che avevamo a nostra disposizione. Raramente questo surplus improvviso è stato goduto nella sua vacuità e inutilità. Le giornate si sono allungate, ma riempite all’inverosimile di eventi digitali, di lavoro agile, di video aperitivi (scusate è una parola orribile, man devo usarla), video chat su whatsapp o FaceTime, ma anche dalla continua fruizione di cultura, arte, letteratura, musica, quasi senza soluzione di continuità: dal computer, alla radio, dal televisore al telefono cellulare.

“Allineare risvegli dentro albe meccaniche” (Subsonica) non è mai stato un problema, anche se forse non ci facevamo caso. Poi all’improvviso abbiamo dovuto prenderne atto. Come chi viene condannato a dover trascorrere qualche periodo in galera, la mente e il corpo hanno fatto fatica ad adeguarsi, chi più chi meno, ma alla fine tutto quel riempire ha fatto sì che il tempo si mettesse a correre e spesso ci ritroviamo a pensare, ed esprimere, che proprio non si riesce a fare un’altra telefonata, leggere ancora un’altra pagina di libro, guardare un altro film o un’altra serie televisiva. Come prima. Solo che ora tutto questo avviene tra le mura domestiche per almeno 20 ore al giorno. Anche adesso che è tutto come finito, la maggior parte continua a lavorare da casa, le scuole e gli uffici sono chiusi, così come musei, teatri, stadi, cinema, palestre. Rimane qualche ora al giorno per uscire per strada, andare a fare la spesa o a passeggiare lungomare o in campagna o in un parco cittadino. Per un attimo, quando siamo di nuovo passati da una momento di totale chiusura ad uno di semiapertura, il tempo ha rallentato. Ma non è sta che un attimo. 

francesca cattoi

/// La Spezia

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