ALESSIO GIANARDI

/// Manarola

Vestito alla Werther

 

Qui a dit que le temps vient à bout de toutes les blessures? Il vaudrait mieux dire que le temps vient à bout de tout, sauf des blessures. Avec le temps, la plaie de la séparation perd ses bord réels. Avec le temps, le corps désiré ne sera bientôt plus, et si le corps désirant a déjà cessé d être pour l'autre ce qui demeure, c'est une plaie sans corps.(1)

 

Riceviamo l'ostraka e andiamo in esilio.

Queste righe confuse seguono ad alcune conversazioni, più o meno lucide, con amici che, date le restrizioni governative in vigore da marzo 2020, sono costretto a frequentare telefonicamente, o con le persone che, fortunatamente, abitano con me l'esilio.

Ricevo l'esilio esterno a seguito di una richiesta di asilo, desiderato per motivi affettivi (nonostante il sagittario, la solitudine mi si addice fino a un certo punto): l'abitazione non è mia ma degli altri a cui, invece, hanno regalato il confino.

Certamente, e con sicurezza lucida, quella che io non riesco e non posso avere, i fatti recenti daranno modo di alimentare ancora le teorie sull'antropocene di Edward Burtynsky o chthulucene di Donna Haraway, parole pronunciate dai critici, curatori, parafrasate dagli artisti, declinate ad hoc per le loro opere, voci di quelle lingue allenate a battere il tamburo, potenti, adatte per il vaffanculo(2)...

Io preferisco tornare bambino, pensare all'arte nell'età dell'innocenza, come al frac turchino e gilet giallo indossati da Werther al primo ballo con Lotte, coi quali verrà trovato morto e in seguito seppellito; un vestito atto per siderarsi, imbalsamarsi in un'immagine di estasi e di bellezza.(3)

Oggi ho finito il tempo viziato del pensare giorno per giorno, non siamo capaci a non pensare al nostro futuro ma ad oggi il domani non esiste; è troppo tardi per pensare alle digressioni scientifico-filosofiche sul pianeta: è tutta colpa nostra? Ok...

Traccio su un foglio di acetato trasparente il menhir di Tramonti (La Spezia), un soggetto ricorrente nei momenti di smarrimento, indicatore spazio-temporale del solstizio d'estate per i neolitici: lo faccio aderire al vetro della camera da letto, orientato a ovest, al tramonto e aspetto un segnale arcaico, arcano e magico.

Questo è questo mio tempo.

Non me ne vogliano gli illustri colleghi e, soprattutto, non me ne voglia il Mondo.

Sarete disposti ad abbracciarmi e ad annacquare la mia arrabbiatura, pazzia più o meno consapevole? Mi accoglierete tra le vostre braccia come fa Ernesto Picciafuoco col fratello assassino della loro madre dichiarata santa per averlo perdonato?

Bestemmierò la Madonna e Dio, piangendo, legittimamente...(4)

Qualcuno sopporta e poi perdona.

Proprio per questo non imparerò niente.

Non impareremo.

Forse nulla.

Nel mentre mi vesto.

It’s only lies that I’m living,
it’s only tears that I’m crying,
it’s only you I’m losing:
guess I’m doing fine.
(5)

 

(1)

Chris Marker, Sans soleil, 1983

Chi ha detto che il tempo sana tutte le ferite? Sarebbe meglio dire che il tempo sana tutto tranne le ferite. Col tempo, il dolore per la separazione perde tutti i suoi confini. Col tempo, il desiderio del corpo sparirà, e se il desiderio del corpo ha già cessato di esistere per qualcos'altro, ciò che resta è una ferita, senza corpo.

(2)

Fabrizio De André, Le nuvole, 1990

(3)

Roland Barthes, Fragments d'un discours amoureux, 1977

(4)

Marco Bellocchio, L'ora di religione, 2002

(5)

Beck, Sea Change, 2002

Sono solo bugie che sto vivendo,

sono solo lacrime che sto piangendo,

è solo te che sto perdendo:

penso di farlo nella giusta maniera.

RUMINOS