Cadùco, destinato a cadere.

Mi trovo a scrivere qualcosa riguardo l’arte.
Cancellare e riscrivere. Cancellare e riscrivere.
Cancello e riscrivo questi giorni tutti uguali, nella ripetizione dell’errore che mi serve a mantenermi viva.

Riscrivo:

Un corpo a caduta libera sollevato appena prima del suolo.

Aggancio, appiglio, perno.
Gesto di cura, rito di passaggio, volo.
Disvelamento e mistero, fato.

La foglia, l’albero, la formica, lo sciame. 

Materia, linguaggio, forma.
Bastone della pioggia, siccità.

Non basta.

Testimonianza.

Direzione, freccia.

Squarcio, lancio in avanti.

Afferro quel che posso, nel momento in cui stringo so di non tenere, apro la mano ed è vuota, mano sola, mano nella tua.
Raccolgo i miei gesti, in fila, ordinati.
Li spiego al vuoto, uno nell’altro, in silenzio.

Una voce, non la mia?
Non so parlare.
Tesa all’ascolto, se mi chiedi non so rispondere. 

Dubito, domando, resto.
Prego che il lombrico trovi la terra buona.

Scavo con lui.

JUDITH ANNONI

///Bollate

RUMINOS