Questo tempo è un cambiamento-diga, è uno spartiacque. Qualcosa inizia perchè qualcosa è finito. Questo tempo è cambiamento, non di più e non di meno del cambiamento perenne di sempre. Ma la cosa che è differente da ogni altro tempo e da ogni epoca storica è che è la più vicina e, da qualche punto di vista, la più estrema. È estremo lo sviluppo, è estrema la logica economica, estremi i sentimenti e le forme legate, estrema è l'agonia del luogo che ci ospita. Tutto è forte. Tutto è troppo forte, talmente da rivelarsi anche debole. L'essere umano è un Achille: ha ormai una percezione davvero onnipotente di se stesso, più che mai. La necessità è di ricordarsi di essere più piccoli anche se forti. La necessità è di fermarsi e dirsi potenzialmente deboli. La necessità è di riposizionare le domande e le urgenze. La rivoluzione è l'incanto: lo sguardo pulito che visita e viene visitato. È l'umiltà di essere colti, rapiti dalle intuizioni come i fiori, ciondolare accoglienti tra le mani di un tempo che chiede un non-detto-ancora o un detto-da-nuovo. Rivoluzione è la cittadinanza in un luogo nuovo dove si osa stando timidi e con le braccia aperte, come gli occhi. Guardare guardare guardare e vedere bene tutto, con l'intenzione di farlo e con l'intelligenza di sapere di non poterlo fare fino alle estremità. Muoversi col tempo, senza dominarlo. Fare nesso sull'orlo delle cose. Tutto questo è piccolo ma è rifare, quindi è tutto. Rifare è poesia, rifare è arte perchè restituiscono al mondo qualcosa che lo rispetta in quanto vita, senza timore di questa parola. Io sento che è una responsabilità perchè è la rivoluzione. 

Io sento che è una responsabilità smettere di temere di chiamarsi artisti e contemporaneamente lo è smettere di abusarne. Tanto non c'è strumento per disambiguare, nè ci sarà. 

Responsabilità è Rivoluzione.

Rivoluzionario è l'incantarsi adesso. È fare del tempo presente il paese dell'incanto, dove si visita e si è visitati. Si guarda, si vive, si traduce. Si abita qui per essere cambiati. Nei polmoni, nello sguardo, nelle urgenze. Si sceglie una casa per essere rivoluzione. Per consegnarsi all'ignoto e al divenire. Da qui in poi si è enormemente responsabili della bellezza e per la bellezza. Senza timore di parole grandi, ma con rispetto e estasi. L'aria come è entrata, deve uscire. Questo respiro è l'arte stessa, è la poesia stessa. Ogni respiro è un nuovo anno zero. Oggi è zero.

malu martimucci

/// Bergamo

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