Padre Tempo ha scorso i grani fra le antiche dita. Appresso lui le devote ancelle han tessuto, in

trama tesa, fitti ed indistinti ricami.

In quel luogo raccolti, tutti noi abbiamo consumato il nostro sonno, presi e ritenuti da un inganno

eterno, senza fine, di nuova forma vestito. Arrancando alla visione di quell'ombra ho ceduto anch'io

alla frenesia dell'opinione: maldestri cerusici, vili appaltatori, illiberali fattori saldi al giogo e

puttane del senso comune, presi tutti in un turbine di pulsazioni biologiche trionfali, a servizio di

rese dei conti cosmiche.

Bene, stretto in spazi fino ad allora mai ingaggiati calcolavo le distanze di quegli incroci

insondabili, spugnosi; essi mi parlavano di altre e più lineari lontananze, spinte che fino ad un

istante prima sapevo nell'aria e che ora mi trovavo a percepire nette, armate di prassi, vive e robuste

come di densità vegetale. Parole e gesti ormai indicibili, non opportuni (di cosa ci dica poi

l'opportunità è riflesso d'altro luogo), rischiose carezze, vibrazioni liquide ed ondose oramai

confinate allo scrigno di ataviche ed oscure fatture ordivano il loro piano di esclusione stanziale.

Tuttavia di lì a poco, in breve sforzo, ne ho incontrato il limite, tutto mio, in un inciampo di confine;

in goffa posa, confesso, ho rialzato lo sguardo avvertendolo subito attirato da nuove seduzioni: echi

diversi, non mediati dal senso, dalle appartenenze o da rifugi sicuri; e così è arrivata benefica una

voce, fatta di autentica e distinta lettera. 

Vestita come colei che trasse sicuro dal sonno chi dormiva esausto nel circolo delle fitte fronde, è

apparsa in un solo profondissimo istante, rassicurante nel volto, intensa nelle membra, irata nel

gesto presso un sorriso materno e rassicurante.

Ed allora mi sono fermato ad ascoltarla vinto nella totalità del mio corpo, del mio stesso respiro.

Poichè nelle cose del mondo, ciò che è dell'uomo è scorso tra quelle antiche dita, arrangiando

l'eternità di un canto che ora, ancora una volta, possiamo ascoltare prima di tornare a gettare le

nostre trame nel mare colore del vino.

miellon di cuzzo

///Bergamo

RUMINOS