Sono pazza di gioia perché mi sono tagliata i capelli, io, come si vede nei film. Quattro dita di capelli sono una quantità, lungo il collo e sulla fronte, sulla nuca, invece, sentivo le forbici prendere altre direzioni, guidate dalla massa verso l'alto. Ho lasciato stare. Che gesto insolito, arrivato da non so dove, all'improvviso. All'improvviso l'insolito irrompe e spezza le catene dell'abitudine. La mia vita è tutta un'abitudine... una dipendenza dall'abitudine che mi fa stare bene, sconosciuta ai più, ma benvoluta.

Ogni tanto, sempre all'improvviso, arriva l'insolito. E la gente sorride, a volte mi consola, quasi mi conforta... "vedrai che tutto torna come prima". Non faccio niente di particolare, né tanto meno di artistico. Piango. ascoltando la musica perché sento una modulazione inaspettata, ma anche un'appoggiatura basta a commuovermi. Arrossisco fino alle orecchie se qualcuno mi fa un complimento. non apro bocca se qualcuno m'invita a cena, ma parlo per ore, incazzata e confusa davanti a una platea intellettuale a me ostile, fino a rendermi ridicola. Rendermi... sa di consapevolezza; io, invece, non mi rendo conto. Lo leggo negli sguardi degli altri che sono ridicola. C'è in me dell'eccedenza che spaventa, irrita, impietosisce. Io la conosco la mia eccedenza e le voglio bene, la controllo per gli altri e per proteggermi.

Ma io mi taglio i capelli da sola, viaggio da sola e cerco l'assoluto, sempre. Infatti sto sempre zitta. S'intende, l'assoluto non l'ho mai trovato, istanti d'assoluto sì. Davanti a un quadro inaspettato, davanti alla sincerità di uno sguardo (gli sguardi veri sono quelli dei bambini, gli adulti hanno sguardi vecchi), di fronte ai covoni e ai papaveri, all'odore del mare in lontananza. Poi, cosa sia questo assoluto, in realtà, non lo so, forse è una prossimità a una pienezza, pienezza dell'essere umano... Ecco, essere vicini a ciò che si è davvero. Potrebbe bastare. Per vivere.

Dell'arte so moltissimo perchè i miei migliori amici sono uno scrittore e un musicista, naturalmente sono morti, e io ci parlo molto, come si fa con gli amici. Ma io non saprei fare un'opera d'arte; mi pare di capire, però, che abbia a che fare con le biografie... eccedenti, quotidiane, soffocate, in volo verso le stelle o il sottosuolo, comunque vere.

LIVIA SGUBEN

/// Milano

RUMINOS